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A volte, distratti dai nostri pensieri o dal cellulare ci perdiamo alcuni dei tesori o particolarità più belli di Bologna. Ecco allora una piccola carrellata di storie e opere da scoprire rigorosamente con il naso all’insù.
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A volte, distratti dai nostri pensieri o dal cellulare ci perdiamo alcuni dei tesori o particolarità più belli di Bologna. Ecco allora una piccola carrellata di storie e opere da scoprire rigorosamente con il naso all’insù.

Madonna del Campanello

Per vederla non basta stare col naso all’insù, bisogna anche recarsi di fronte alle Due Torri nei giorni giusti! La Madonna del Campanello si trova infatti sulla facciata di Palazzo dei Drappieri, in piazza di Porta Ravegnana. Al centro della facciata si trova un balcone coperto da un drappo rosso dietro al quale si nasconde, appunto, una statua raffigurante una Madonna con Bambino, opera di Gabriele Fiorini. Questa statua viene scoperta solo una settimana all’anno, quando la Madonna di San Luca scende in città e per celebrare questo momento si suona il campanello che è posto al suo fianco. Da questa usanza deriva il nome con cui tutti i bolognesi chiamano quest’opera: la “Madonna del Campanello”.


Gli affreschi del portico del Palazzo della Banca d’Italia

Passeggiando sotto l’elegante portico di via Farini, sede della Banca d’Italia, si rimane colpiti da un particolare presente proprio nella sua parte più alta: il soffitto. Proprio lì si trovano degli affreschi speciali. Ogni volta del portico è infatti decorata con personaggi e fatti storici, in un susseguirsi di immagini che riconducono alla fondazione dell’Impero Romano con la lupa capitolina che allatta Romolo e Remo. Ci sono poi Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte, Galileo Galileo, Raffaello e Michelangelo, oltre alle grandi esplorazioni geografiche, le scoperte tecnologiche e i mezzi di locomozione. Un viaggio, insomma, tra i principali fatti storici che raccontano la Storia del nostro Paese – da quella antica a quella invece più recente – grazie agli affreschi di Gaetano Lodi.


Le tre Frecce di Corte Isolani

Quale migliore esempio per stare col naso all’insù se non alla ricerca delle tre frecce del portico di Casa Isolani? Proprio lì, in Strada Maggiore, migliaia di turisti sono infatti costantemente alla ricerca delle frecce che, secondo la leggenda, erano destinate all’antica padrona di casa, condannata a morte dal marito per adulterio. La donna, in attesa dei suoi esecutori, si mostrò alla finestra senza veli. Gli arcieri, venuti per ucciderla, sbagliarono la mira perché distratti dalla sua nudità. Le frecce non andarono quindi a bersaglio e la donna si salvò. Qualcuno è riuscito a vedere le frecce?


Il soffitto a cassettoni del Teatro Anatomico dell’Archiginnasio

Dai luoghi all’aperto a uno all’interno di un gioiello di Bologna: il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio. Sul suo soffitto ligneo a cassettoni, realizzato nel 1645, si trovano ancora le decorazioni con figure simboliche che rappresentano le quattordici costellazioni con al centro il dio Apollo, nume protettore della medicina. Una decorazione che esprime la concezione dell’uomo e della sua esistenza in relazione con la natura. Il tema rappresentato all’Archiginnasio riprende la consuetudine dell’epoca di consultare gli astri prima di fare interventi e operazioni, come se l’astrologia fosse quindi associata alla medicina. Così era in effetti, soprattutto se si pensa che spesso gli astrologi venivano consultati prima di fare guerre, concludere operazioni politiche e prendere decisioni che coinvolgessero anche la costruzione di edifici.


La statua di Gregorio XIII

Dalla piazza più famosa di Bologna, Piazza Maggiore, si vede la grande statua di Gregorio XIII ed è bene tenere a mente questo nome. Ebbene sì, perché nonostante l’iscrizione che la accompagna riporti il nome di San Petronio, la statua raffigura in realtà il Pontefice. Perché? Un inganno. La scritta fu infatti uno stratagemma che i bolognesi usarono per proteggere la statua da Napoleone. Quest’ultimo aveva infatti iniziato una violenta razzia di tesori e opere d’arte; ordinò la soppressione di ordini religiosi e la distruzione delle statue di papi e imperatori. Tra le “vittime” di queste razzie ci sarebbe quindi stata anche la statua del Pontefice bolognese Gregorio XIII. I bolognesi ebbero allora un’idea: fusero una mitra e un pastorale vescovili con cui ornarono la statua, che diventò quindi quella di San Petronio, con tanto di iscrizione. Così la statua si salvò e mantenne anche la scritta dedicata al Patrono cittadino.  


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