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Succede solo a Bologna APS | I cinque luoghi dello sport bolognese
Calcio, basket, equitazione, corsa, ciclismo, sport di una volta e ancora attuali: non si può dire che Bologna non conosca le discipline sportive e che non abbia fatto la storia dello sport. Scopriamone allora cinque luoghi legati e in alcuni casi tuttora esistenti.
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Calcio, basket, equitazione, corsa, ciclismo, sport di una volta e ancora attuali: non si può dire che Bologna non conosca le discipline sportive e che non abbia fatto la storia dello sport. Scopriamone allora cinque luoghi legati e in alcuni casi tuttora esistenti.

Lo stadio “Renato Dall’Ara”

Impossibile non cominciare da lui, il punto di riferimento per tutti i rossoblù: lo stadio “Renato Dall’Ara”. Adesso e da quasi un secolo il luogo che ospita le partite del Bologna Football Club è nel quartiere Porto-Saragozza, ma la storia della “casa” della Bologna calcistica si lega a diversi luoghi. Il suo primo campo fu infatti – siamo agli inizi del Novecento – presso i Prati di Caprara, fuori Porta San Felice. Fu qui che la squadra vinse il Campionato Emiliano 1910. L’esperienza ai Prati di Caprara finì però poco dopo, quando il BFC si spostò alla Cesoia; il nuovo campo si trovava in via Massarenti, tra le attuali via della Cesoia e via Paolo Fabbri. Poco tempo dopo ancora cambiamenti: i giocatori si trasferirono questa volta in zona Murri, dove nel 1913 venne inaugurato il nuovo campo.

Servì ancora qualche anno per arrivare al luogo attuale. Nel 1927 venne inaugurato il “Littoriale”, impianto promosso da Leandro Arpinati, gerarca fascista podestà di Bologna e presidente della Figc. Lo stadio cambiò inevitabilmente nome subito dopo la caduta del Fascismo, diventando nel dopoguerra il “Comunale” e poi, dal 1983, il “Renato Dall’Ara”, dedicato alla memoria del presidente del Bologna Fc, scomparso nel 1964.

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Lo Sferisterio

Il suo nome forse fa ancora immaginare lo sport protagonista, o almeno lo strumento: il pallone. Bologna ospitò infatti uno dei più conosciuti impianti del gioco del pallone al bracciale: lo Sferisterio. Questa attività ad oggi assai poco conosciuta può essere paragonata alla pallamano e diventò molto popolare nell’Ottocento. Nel 1822 in via Irnerio, nel parco della Montagnola, sorse così questo stadio che poteva contenere fino 5mila spettatori. Qui andarono in scena molte sfide del “gioco del pallone”, in cui due squadre dotate di un bracciale di legno cercavano di far arrivare il pallone di cuoio oltre la linea di fondo campo.

Lo Sferisterio esistette fino al 1955, quado fu chiuso e utilizzato come Padiglione della Fiera. Oggi sui suoi spazi sorgono degli impianti sportivi, nel rispetto della sua antica funzione. A ricordo del successo che ebbe il gioco, ancora oggi poco distante esiste via del Pallone.


Il PalaDozza

La casa del basket e dei suoi appassionati. Il PalaDozza fu costruito nel 1956 per volontà dell’allora sindaco di Bologna Giuseppe Dozza per dare la possibilità ai bolognesi di assistere ad eventi sportivi, spettacoli musicali e congressi. A inaugurare l’impianto, il 12 settembre 1956, fu la partita internazionale di basket Italia-Polonia terminata con il punteggio di 70-54. Nel corso della sua storia il PalaDozza, chiamato così dal 1996 in onore proprio del sindaco che ne volle la costruzione, ospitò anche incontri di pallavolo, pugilato, hockey, tennis, pattinaggio, ginnastica e scherma. A questi appuntamenti si sono poi aggiunti eventi musicali e di spettacolo come la prima volta in Italia di Rolling Stones e Jimi Hendrix.

Oggi il PalaDozza ha una capienza totale di più di 5mila posti numerati suddivisi in quattro gradinate.


L’Ippodromo dell’Arcoveggio

Nato nel 1932 in via dell’Arcoveggio, l’Ippodromo è stato progettato da Umberto Costanzini con Ulisse Bandiera, fortemente voluto dall’ex podestà Arpinati. L’Ippodromo è diventato presto un punto di riferimento nazionale per questa disciplina; la tribuna dell’impianto fu infatti una delle prime in Italia e la più ampia tra quelle a sbalzo. Gli appassionati di ippica affollavano e tuttora, 80 anni dopo, affollano questo impianto, che, specializzato nel trotto, vedeva annualmente l’organizzazione di due periodi di riunioni equestri.

La sua storia ha visto un breve interruzione nel 1943, quando l’Arcoveggio fu bombardato, ma subito dopo le attività ripresero per non fermarsi più.


Il Velodromo

Adesso non esiste più e al suo posto c’è un parco, il parco del Velodromo, oltre a edifici e un parcheggio, ma una volta in questa zona di via Pasubio esisteva un campo sportivo. Inaugurato nel 1920 su progetto di Giuseppe Lambertini, il Velodromo ospitava una pista di corsa in cemento lunga 400 metri, un campo da gioco rettangolare all’interno di 86×66 metri al quale si poteva accedere attraverso un sottopassaggio e le tribune che potevano ospitare circa 10mila spettatori. Due anni dopo l’inaugurazione, era il 3 dicembre 1922, il Velodromo ospitò anche una partita della Nazionale italiana di calcio, ma oltre alle competizioni sportive l’impianto ospitò anche rappresentazioni liriche. La sua storia terminò nel 1996, quando il Velodromo venne demolito.


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