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Succede solo a Bologna APS | Le cinque torri da conoscere a Bologna
Tra gli aggettivi che caratterizzano e descrivono Bologna non può mancare “Turrita”. La città è infatti famosa per la presenza nella sua storia di moltissime torri, molte delle quali purtroppo non più esistenti.
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Tra gli aggettivi che caratterizzano e descrivono Bologna non può mancare “Turrita”. La città è infatti famosa per la presenza nella sua storia di moltissime torri, molte delle quali purtroppo non più esistenti.

Le torri nacquero soprattutto a scopo militare e gentilizio. Pare che in passato ne esistessero oltre il centinaio e spesso venivano usate dalle famiglie per ribadire e dimostrare il loro potere, oltre che a scopo difensivo. Tante torri purtroppo non esistono più perché distrutte, ma tante sono invece ancora visibili e sono, anzi, un simbolo di Bologna. Eccone alcune.

Torre degli Asinelli

È uno dei maggiori simboli di Bologna, riconoscibile fin da lontano insieme alla sua “compagna” Garisenda. Non a caso Bologna è spesso conosciuta come la città delle Due Torri.

La storia della Torre degli Asinelli comincia nel XII secolo, fu infatti edificata nell’attuale piazza Ravegnana tra il 1109 e il 1119 dall’omonima famiglia e grazie ai suoi 97,2 metri è la torre medievale pendente più alta del mondo (ha una pendenza di 1.3°). Eretta a scopo difensivo, rappresentava, come molte torri, il prestigio e il potere della famiglia proprietaria.

Intorno al XIV secolo intorno alla Torre fu realizzata una costruzione in legno a circa 30 metri da terra che la collegava alla Garisenda. Il suo basamento è inoltre circondato da una rocchetta del 1488 per ospitare i soldati di guardia

L’Asinelli è visitabile ogni giorno e percorrendo i suoi 498 gradini in legno – risalenti al 1684 – è possibile vedere un bellissimo panorama sulla città.


Torre Garisenda

Al fianco dell’Asinelli troviamo la Torre Garisenda. La sua altezza è certamente inferiore (attualmente misura 47 metri), ma la sua storia non è da meno. Fu costruita nello stesso periodo della torre vicina e come lei prende il nome dalla famiglia che la fece realizzare, ma a contraddistinguerla fin da subito fu la sua forte pendenza, tanto che a metà del XIV secolo venne abbassata di 12 metri per paura di un crollo.

Chi ha letto la Divina Commedia non può non ricordarla nel canto XXXI dell’Inferno in cui Dante la paragona al gigante Anteo piegato sul Sommo Poeta e Virgilio.

Da segnalare, inoltre, che la Garisenda con i suoi 4° di pendenza supera, seppur di poco, la Torre di Pisa (3,97°), diventando quindi la torre più pendente d’Italia.


Torre Prendiparte

La Torre Prendiparte svetta nella piazzetta che porta il suo nome (piazzetta Prendiparte 5) e risale al XII secolo. I suoi 12 piani hanno vissuto diverse vicende storiche. Dal 1751 al 1796 la Torre Prendiparte fu infatti sede del carcere della Curia. Uno dei piani intermedi presenta ancora le testimonianze lasciate dai prigionieri con scritte che raccontano la vita vissuta all’interno del carcere, oltre a disegni di paesaggi.

Il nome della Torre deriva dal nome della famiglia a cui appartenne, i Prendiparte appunto, fino a quando divenne carcere. Inoltre, la Torre è detta la “coronata” per via della risega che le dà il motivo a corona ancora visibile a pochi metri dalla sommità, riducendone lo spessore dei muri.

Grazie alla sua altezza – misura 59,50 metri – permette dalla sua cima la vista di un panorama mozzafiato sul centro storico di Bologna e non solo. La Torre Prendiparte è visitabile ogni domenica dalle 11 alle 14 e dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo accesso 30 minuti prima).

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Torre della Specola

Eretta in via Zamboni tra il 1712 e il 1726 per volere dello scienziato Luigi Ferdinando Marsili, la Torre della Specola è famosa per essere stata teatro di alcuni importanti esperimenti astronomici. In particolare, nel vano della scala a chiocciola della Torre nel 1790 Giovanni Battista Guglielmini svolse per la prima volta l’esperimento per dimostrare la rotazione terrestre. L’esperimento consisteva nel far cadere dai 29 metri della Specola delle sfere di piombo. Una volta toccato il suolo, si osservò che tutte le sfere si erano spostate di circa 4 mm. Guglielmini ripeté poi l’esperimento dalla Torre degli Asinelli.

Attualmente la Specola ospita il Museo astronomico dell’Università di Bologna che custodisce diversi strumenti utilizzati dagli astronomi nei secoli addietro, tra cui sfere armillari, usate per riprodurre il moto dei pianeti con un sistema di anelli metallici, telescopi lignei, orologi, strumenti nautici e topografici.


Torre degli Scappi

Svetta tra i palazzi di via Indipendenza, da cui è visibile, e deve la sua storia a una leggenda da cui ha preso il nome con cui tuttora è chiamata: Torre degli Scappi.

La famiglia bolognese degli Scappi è una delle più longeve che si estinse solo nel 1707. Tra i suoi discendenti ricordiamo professori universitari, capitani, uomini d’arme e addirittura un vescovo: Alessandro Scappi.

Secondo una leggenda, che si è però dimostrata falsa, la famiglia Scappi prese questo nome da un curioso episodio: una donna assisté dalla finestra di una delle case della torre al tentativo di fuga di Re Enzo, prigioniero nell’omonimo palazzo in piazza Nettuno. Alla vista del prigioniero in fuga, la donna avrebbe urlato: “Scappa, scappa!”. Da qui secondo questa leggenda (che resta, appunto, una leggenda) avrebbe preso il nome la famiglia e di conseguenza la Torre.


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