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Dedicate a personaggi simbolo della città, che ne hanno fatto la storia o ne rappresentano uno dei più bei biglietti da visita: quante statue raccontano a loro modo Bologna? Proviamo a ricordarne alcune!
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Dedicate a personaggi simbolo della città, che ne hanno fatto la storia o ne rappresentano uno dei più bei biglietti da visita: quante statue raccontano a loro modo Bologna? Proviamo a ricordarne alcune!

Il Nettuno

Come non nominare in apertura uno dei simboli di Bologna? Il Nettuno non è solo una statua o una fontana, è un’opera entrata nei cuori di tutti. Soprannominata dai bolognesi “al Żigànt” in dialetto (“il gigante”) per via delle dimensioni, la fontana del Nettuno fu voluto dal vicelegato pontificio Pier Donato Cesi per glorificare il governo del papa Pio IV e fu terminata nel 1566. Il primo importante documento che registrò la commissione della fontana del Nettuno fu il breve apostolico che il pontefice Pio IV indirizzò al vicelegato Pier Donato Cesi il 14 marzo 1563. In questa lettera, il Papa dichiarò di volersi prendere cura delle città di tutto lo Stato Pontificio, anche attraverso la realizzazione di opere pubbliche che ne migliorassero la qualità di vita. La commissione venne assegnata il 2 agosto 1563 al fonditore Zanobio Portigiani, all’architetto palermitano Tommaso Laureti e infine allo scultore manierista di origine fiamminga Giambologna, incaricato di realizzare la statua bronzea del Nettuno e le parti scultoree.


Gregorio XIII

Domina Piazza Maggiore dall’alto del Palazzo Comunale e porta con sé un grande inganno. La grande statua in bronzo nonostante sia accompagnata da un’iscrizione che la identifica con San Petronio, rappresenta in realtà papa Gregorio XIII. La scritta fu in realtà uno stratagemma dei bolognesi per proteggerla dalla furia distruttiva di Napoleone, che al suo arrivo in Italia nel 1796 diede il via a una violenta razzia di tesori e opere d’arte che fece portare a Parigi nel museo del Louvre.

La furia di Napoleone si abbatté anche sulle statue di papi e imperatori. Così, i bolognesi per salvare l’opera che raffigurava Gregorio XIII cercarono di “camuffarlo”: sapevano infatti che la statua del patrono della città non sarebbe stata toccata! Fusero in gran fretta una mitra e un pastorale vescovili con cui ornarono la statua e sostituirono l’iscrizione, inaugurando la statua per la seconda volta nel 1797 con il nome di San Petronio. La statua così si salvò.


Giuseppe Garibaldi

Anche Bologna ha una statua che ricorda Giuseppe Garibaldi. Si trova in via Indipendenza, fu realizzata pochi anni dopo la morte del generale ma fu inaugurata solo il 7 luglio 1900.

Dopo la morte di Garibaldi, nel 1882, molte città cercarono subito di rendergli omaggio con un’opera. Bologna non fece eccezione e si mosse subito, anche se l’inaugurazione della statua avvenne solo nel 1900. Il monumento da realizzare in città venne infatti proposto già il 3 luglio 1882, appena un mese dopo la scomparsa di Garibaldi.

Per scegliere l’autore dell’opera venne anche organizzato un concorso, a cui parteciparono davvero in tanti. Alla fine ad aggiudicarsi l’onore di realizzare la statua fu Arnaldo Zocchi. Scelto l’autore restava da selezionare il luogo in cui posizionare il monumento. Si propose inizialmente piazza XX Settembre, ma questa collocazione non venne ritenuta ottimale dalla giuria né dallo stesso autore della statua. Venne poi proposta anche la Montagnola ma alla fine si decise di spostare la statua di Ugo Bassi e posizionare Garibaldi dove si trova attualmente, circa a metà di via Indipendenza.


Luigi Galvani

Da quest’opera deriva il famoso detto: “è più facile che Galvani volti la pagina”. Il celebre scienziato bolognese ha una statua tutta per sé nella piazza che porta il suo nome, nel cuore di Bologna. Il motivo di questo modo di dire è presto detto: Galvani viene raffigurato mentre osserva la rana oggetto dei suoi esperimenti e con un libro davanti. Da questa immagine deriva dunque un’altra immagine, quella di una situazione difficile da risolvere. Ecco perché, di fronte a una sfida molto ardua sembra proprio che sia più facile per la statua di Galvani voltare la fatidica pagina!

Detto a parte, la statua dedicata a Galvani fu realizzata dallo scultore Adalberto Cencetti e inaugurata il 9 novembre 1879.


La statua del cane Tago

Una volta si trovava sul davanzale di Palazzo Bersani, in via Oberdan, ed era quindi facile incontrarla semplicemente passeggiando in città. Parliamo della statua del cane Tago. Fu scolpita nel 1777 da Luigi Acquisti, voluta dal proprietario del cane, il marchese Tommaso de Buoi, che aveva raccolto in campagna il bracco tedesco weimaraner abbandonato.

Un giorno, al ritorno del marchese da un lungo viaggio, il cane, dalla felicità nel rivederlo, si gettò dalla finestra per venirgli incontro, cadendo al suolo e morendo a causa dello schianto. Per riconoscenza il De Buoi volle che la statua del cane fosse situata proprio davanti al davanzale dal quale era caduto. Lì rimase per 200 anni. Dopo un accurato restauro, Tago è ora custodito nelle collezioni Comunali di Palazzo D’Accursio.


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